No diffamazione.

La nuova legge sulla diffamazione è sbagliata.

La Repubblica: Legge sulla diffamazione oggi in aula

Diffamazione. La riforma torna a Montecitorio. Sì alla norma per i cronisti senza editore. Clausola di non punibilità, se il giornale pubblica la rettifica richiesta. Ma proprio sulle multe e sulla rettifica obbligatoria si concentrano le critiche: le sanzioni penali potranno arrivare fino a 50 mila euro, mentre le rettifiche potranno essere chieste al giornale da chiunque ritenga leso «il proprio onore o la propria reputazione» da un articolo, e dovranno essere pubblicate «gratuitamente, senza commento, senza risposta e senza titolo».

di SEBASTIANO MESSINA
Repubblica 22 giugno 2015

La Repubblica: Diffamazione, stretta anche sui blog

di LIANA MILELLA 24 aprile 2015

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Diffamazione, stretta anche sui blog

Il Pd Ermini intende estendere le regole della rettifica obbligatoria alle testate non registrate

OMA – Due tagliole incombono sulla stampa. Intercettazioni e diffamazione, bavagli che tornano d’attualità. La commissione Giustizia della Camera è al lavoro. Saranno ascoltati i direttori, come aveva proposto Renzi a giugno 2014. Il governo si muove. Il premier vede con favore il carcere per chi pubblica le telefonate: la proposta del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri lo attrae.

Continua

Il Fatto Quotidiano: Ddl Diffamazione, ci risiamo: torna lo spettro dell’obbligo di rettifica per i blog

di | 24 aprile 2015
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Se in gioco non ci fosse la libertà di parola di milioni di cittadini italiani, verrebbe voglia di seppellire l’ennesimo tentativo del Parlamento di obbligare anche i blogger alla rettifica entro 48 ore, a pena di abnormi sanzioni pecuniarie, con la più fragorosa e sincera delle risate o, più semplicemente, di condannare l’iniziativa all’indifferenza ed all’oblio che, probabilmente merita.

Il Manifesto: Diffamazione, in commissione giustizia cento pagine di emendamenti

Il Manifesto 28.1.2015

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Diffamazione, in commissione giustizia cento pagine di emendamenti

Camera. Proposte modifiche importanti alla norma bavaglio “reloaded”

Siete una minac­cia di livello accet­ta­bile, altri­menti lo sapre­ste». Que­ste parole di Banksy, street artist lon­di­nese, sono per­fette per capirci sul tema della diffamazione.

Come fa un gior­na­li­sta ad accor­gersi che ha colto nel giu­sto? Dal numero di que­rele che riceve. Come si fa a far smet­tere un gior­na­li­sta che ha tro­vato una pista effi­cace per le sue denunce? Gli si chiede un risar­ci­mento danni dal primo arti­colo. Secondo l’osservatorio di Ossi­geno per l’informazione il 40% delle richie­ste di risar­ci­mento verso gior­nali e gior­na­li­sti è legata a que­rele per diffamazione.

Chi vince di fronte a una que­rela per dif­fa­ma­zione? Chi ha più soldi. Cioè chi può impe­gnare più tempo e risorse a seguire le lun­ghe cause che ne pos­sono deri­vare: pagando inve­sti­ga­tori, sco­vando testi­moni, otte­nendo peri­zie, reclu­tando gli avvo­cati più esperti. Secondo voi tra il gior­na­li­sta di un foglio locale sici­liano e un grande gruppo impren­di­to­riale mul­ti­na­zio­nale, al netto della serietà e com­pe­tenza dei giu­dici, chi ha mag­giori pos­si­bi­lità di vincere?

I cavilli giu­ri­dici e il «potere con­trat­tuale» dei ricor­renti fanno sem­pre la differenza.

Troppo comodo dire che i gior­na­li­sti vogliono garan­tirsi la libertà di dif­fa­mare oppo­nen­dosi alla brutta legge di riforma della dif­fa­ma­zione a mezzo stampa. Troppo comodo per gli stessi gior­na­li­sti ergersi a pala­dini di una stampa degna di que­sto nome quando dicono che loro stessi e i col­le­ghi devono «pagare» se hanno scritto il falso. La labi­lità del con­fine tra il diritto alla sal­va­guar­dia dell’onore e della repu­ta­zione e la libertà di espres­sione è una costante per chiun­que comu­ni­chi, attra­verso qual­siasi mezzo. Ogni arti­colo, ser­vi­zio, pro­gramma, inchie­sta, che fac­cia nomi e cognomi, cal­coli e stime, ipo­tesi e rico­stru­zioni, è poten­zial­mente diffamatorio.

È dif­fa­ma­zione pub­bli­care un fatto pale­se­mente falso. Pub­bli­care un fatto falso con l’intento di dan­neg­giare qual­cuno è peggio.

Ma se la noti­zia di un fatto vero è rile­vante per l’interesse gene­rale, e la noti­zia è pub­bli­cata o tra­smessa senza intento doloso, non c’è dif­fa­ma­zione anche se si dan­neg­giano la repu­ta­zione o gli inte­ressi di qual­cuno per­ché si con­si­dera la libertà di espres­sione un valore più alto in quanto tutela un inte­resse col­let­tivo (alla dif­fu­sione dell’informazione e delle idee). E tut­ta­via anche il rac­conto di un fatto vero, ripor­tato senza intento male­vole e senza effetti chia­ra­mente dolosi, può ripor­tare degli errori, offrire diverse ango­la­zioni di let­tura che pos­sono o sono ogget­ti­va­mente lesive della dignità dell’interessato.

Per que­sto, sic­come il reato di dif­fa­ma­zione è tipi­ca­mente con­ti­guo alla libertà d’informazione, al diritto di cro­naca, al diritto di cri­tica e di satira, si con­fi­gura facil­mente come un reato d’opinione. E un reato d’opinione non può essere per­se­guito senza l’intervento di un giu­dice e il neces­sa­rio dibattimento.

Tut­ta­via le basi della riforma attual­mente all’esame del Par­la­mento sono sba­gliate, per­ché anche se si eli­mina il car­cere per i gior­na­li­sti le multe sono esor­bi­tanti anche se un giu­dice non rav­vede un com­por­ta­mento doloso di chi scrive arre­cando un ipo­te­tico danno. Ma è sba­gliato anche intro­durre una libertà di replica inte­grale e illi­mi­tata senza rispo­sta del gior­na­li­sta da chi even­tual­mente si sente dif­fa­mato. È sba­gliato anche pre­ve­dere una sorta di diritto all’oblio per le testate online in tempi ecces­si­va­mente ristretti affin­ché l’articolo dif­fa­ma­to­rio possa scom­pa­rire dal web per una vocale scritta male.

Per­ciò sono ben­ve­nuti gli emen­da­menti pro­po­sti in com­mis­sione Giu­sti­zia alla Camera. Tra que­sti, più tempo e uno spa­zio ad hoc per le ret­ti­fi­che, multe dimez­zate o quasi (da 50 a 30 mila euro), can­cel­la­zione dell’introduzione del diritto all’oblio. Vedremo se passeranno.

 

Il Fatto Quotidiano: Charlie Hebdo: e ora “No bavaglio sempre”

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13 Gennaio – Il Fatto Quotidiano

Charlie Hebdo: e ora “No bavaglio sempre”

di Beppe Giulietti

“Fermiamo una legge sbagliata e rischiosa per la libertà di informazione…”, questo il cuore dell’appello lanciato da decine e decine di giuristi, giornalisti, cittadine e cittadini che hanno ancora a cuore i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione. L’appello, rivolto a Renzi e al Parlamento, si riferisce al testo della legge sulla diffamazione attualmente in discussione alla Camera.

Key4biz: #Nodiffamazione: lettera aperta dei giornalisti contro la riforma della legge sulla diffamazione

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#Nodiffamazione: lettera aperta dei giornalisti contro la riforma della legge sulla diffamazione

‘La nuova legge sulla diffamazione è sbagliata’. Comincia così la lettera aperta inviata ai parlamentari dove si spiegano le ragioni che hanno spinto giornalisti, associazioni e sigle sindacali a mobilitarsi contro le nuove norme.

di Raffaella Natale | @RaffaNatale | 7 gennaio 2015, ore 13:00

La legge sulla diffamazione - Corso di formazione OdG Lazio 4/6/15 a Roma: http://bit.ly/1HKKGKl